MAURIZIO FAGIOLO DELL'ARCO E CARLO BATTAGLIA - 1975

[...] Per quanto mi riguarda già nel 1968 avvertivo l’emergere di  questa problematica (n. la “pittura pittura”). Pensavo ad una mostra con questo titolo. Ho una lettera in cui Paolo Patelli onestamente rispondeva alla mia richiesta:
“Nomi da fare ce ne sono ben pochi ed io di solito fatico a fare il mio, di nomi. Se si pensa alla partenza, ce ne sono (Calderara,Bonfanti,Rambaudi,Nigro..) Meglio allora metterci un super-realista o il mio amico Pozzati, meglio metterci Gnoli, o Ciussi che prosegue una tradizione. Mi spaventa fare di questi elenchi, ad essere sincero.”(3 gennaio 1968).”
All’inizio del 1973 proponevo il gruppo Aricò, Battaglia,Griffa,Verna in una mostra alla galleria La Città di Verona, con un titolo ambiguo (per evitare il copyright):= Iononrappresentonullaiodipingo=.
A due anni di distanza,confesso che mi ha sempre ispirato diffidenza la catena di mostre che hanno avuto la Pittura per argomento: salons a livello cittadino o provinciale o internazionale (come la babele dei linguaggi a Prospekt 73 di Dusseldorf) che sono serviti soltanto a mercificare un ennesimo marchio di fabbrica.Oggi si può parlaredi una iperpittura, insopportabile come l’iperrealismo.La dimensione estetica è come sempre storica e dialettica (Hegel non ha dato il via soltanto alla “morte dell’arte”!) ed è quindi in malafede chi pensa a un ricambio continuo fatto di ondate sulla sabbia: lo spessore delle arti, se mi è permesso ilvolo pindarico,è quello delle correnti dell’oceano, superficiali o segrete, calde e fredde, veloci o lentissime [...] Paolo Patelli (dice Carlo Battaglia in risposta a Fagiolo) è tra questi che abbiamo nominato  cioè Aricò,Morales,Gastini,Verna,OlivieriGuarneri,Griffa,Cotani, l’artista più legato all’atto del dipingere, atto inteso proprio in senso concreto. In lui il colore diventa una materia non più allusiva, ma, come dire, spalmabile,modellabile. E’ interessante notare l’intervento e presenza di materiali eterogenei inseriti nel tessuto pittorico, ma non secondo la poetica dell’oggetto trovato, ma piuttosto come materia colorata  usata a pari grado con la stesura specificatamente pittorica.
Così anche per quel che riguarda le dimensioni singolari dei suoi dipinti. Lunghissime,strette strisce, oppure triangoli. La loro presenza spaziale non viene sottolineata; sono casuali contenitori di pittura, il significato voglio dire è dentro e non al di là dei margini. La forma del telaio denuncia casualità  nel senso appunto che ogni forma può essere supporto dell’atto di dipingere e il significato è nell’atto e non nel delinearsi spaziale. Risponde Fagiolo: “devo proprio a Patelli, come ho detto all’inizio, in pieno scontro pop-op nel 1967 la certezza che esistevano ricerche  di tipo differente. Non ho visto il suo lavoro più recente,ma credo che approfondisca quel suo ricercare di allora, sempre dialettico”.

Maurizio Fagiolo dell’Arco e Carlo Battaglia, su “BOLAFFI ARTE” maggio 1975