GIUSEPPE MARCHIORI - 1967

Conosco Patelli da molti anni e sempre mi parve difeso dai suoi cauti silenzi o dalla voce bassa di congiurato, da un velo d’ombra notturna sul volto pensoso.Appena un rapido sguardo, una specie di bagliore improvviso, che illumina i suoi occhi scuri, e il discorso continua sommesso,filtrato attraverso un’inquietudine controllata e nascosta.
Patelli, con quel suo fare distratto e tranquillo, con quella sua composta discrezione, sembra venire di molto lontano, da una solitudine remota e misteriosa, di cui lui solo possiede la chiave.
Infatti Patelli è arrivato a un imprevedibile presente da una esperienza compiuta nel tempo, senza manifestarsi mai, raccolto nello svolgersi di una ignorata vicenda, intrapresa co meditato coraggio. I risultati di oggi, o di un ieri molto vicino, non sono dunque casuali esplosioni di modernità sperimentale: sono le prime conclusioni confessate da un fiero e passionale solitario, che ha saputo costruirsi con lenta fatica una propria visione, distruggendo dietro a sé, con severa autocritica, una lunga preistoria, e resistendo alle tentazioni autobiografiche. Patelli è nato oggi,con la certezza di sempre, rafforzata dallo studio dei  problemi più attuali, in virtù di una partecipazione segreta, non meno attiva di quelle dichiarate e palesi.
La pittura di Patelli è senza polemica o al di là della polemica e si spiega soltanto col rapporto stabilito, umanamente e razionalmente, con un modo di essere nel mondo attuale, e che giustifica una scelta risoluta, senza compromessi possibili. Credo di essere uno dei pochi che conoscono le sue prove iniziali, ancora legate a una vasta curiosità culturale,mai esaurita, anzi sempre più sollecitata e stimolata dalle nuove ricerche in atto, dal 1960 in poi, in America e in Europa.Dalle macchie informali all’ordine e alla pulizia delle forme e dei colori, ispirati dagli aspetti più appariscenti della odierna civiltà tecnologica, il percorso sembra addirittura tra due ere storiche diverse e lontane. Invece no, s’è visto e sperimentato tutto,e gli artisti, se avevano qualcosa da dire, lo hanno detto, come Burri, senza tradirsi mai, senza cedere all’impeto delle  nuove correnti. Tutto e in meno di sette anni. Patelli stava trovando la propria realtà, intuita ancora prima di formularla nei modi presenti: una realtà limpida e liberatrice dalle angoscie e dagli incubi di una stagione inquietante, come un passaggio dall’oscurità esistenziale alla scoperta di un ordine luminoso sovrapposto all’incerta natura. E la realtà è oggi espressa nella serie di motivi che si alternano o si combinano nelle dimensioni più varie, e sempre in un esatto rapporto con una esatta misura spaziale [...].

Giuseppe Marchiori, Roma 1967, catalogo galleria Il Bilico