FILIBERTO MENNA - 1966

Anche se la superficie del quadro si rivela,immediatamentte, come campo di azione di forze percettive che si manifestano  con una serrata alternanza di figura e fondo la pittura di Paolo Patelli non può essere ricondotta nell’ambito di una definizione puramente visuale, di ordine ottico-psicologico. L’artista si serve dei dati posti in circolazione dalle ricerche visive,con l’intento di ricuperare le dimensioni del dentro e del fuori, di spazio interno e spazio esterno restando nell’ambito di una definizione bidimensionale rigorosa della superficie pittorica. Quest’ultima appare non tanto come un piano continuo separante interno ed esterno, quanto come un piano virtuale attraversato da parte a parte, ininterrottamente, dagli schemi figurali: di conseguenza  la superficie pittorica acquista una dinamica fortissima, entra in tensione, senza lasciare al riguardante la possibittà di una rassicurante angolazione contemplativa. Ma diversamente da ciò che accade nelle tendenze più propriamente cinetiche e visuali, l’instabilità e l’ambiguità dei patterns presentati dall’artista non derivano da una sperimentazione in laboratorio,, bensì da punti di osservazione molteplici, tutti inseriti in un contesto esistenziale, ossia dentro l’ininterrotto flusso di immagini e segnali da cui siamo quotidianamente immersi: lo spessore sensibile delle stesure cromatiche di Patelli,la loro presenza allegra e aggressiva, ma volte anche tenue e discreta, derivano appunto da quella situazione di partenza, ossia dalla aperta disponibilità dell’artista di fronte alle qualità sensuose del reale…….Tra le due polarità, tra arte ottica e figurazione oggettuale, Patelli non sceglie una posizione di mezzo, di natura sincretistica, ma accoglie suggerimenti dall’una e dall’altra attestandosi però in una situazione ulteriore, in un contesto di ricerche in cui troviamo soprattutto artsti dell’area americana e inglese, a cominciare da Kelly, giustamente ricordato da Apollonio. In questo contesto il giovane artista veneto si inserisce con una ricerca e con risultati personali, facendo valere  le ragioni di una natura più intima e assorta, tutt’ora sensibile alla “Nuova Astrazione” di Louis e Noland e per il tramite di questi  alle serene stesure cromatiche della “inaction painting” americana. Senza contare l’influsso lontano, ma ancora in lui attivo e operante, di quei due grandi ricercatori di assoluto che sono stati Malevic e Mondrian.
Di questo assoluto Patelli sembra voler ricondurre qualcosa, sia pure un frammento, dentro la ambiguità, la instabilità e la concitazione della nostra esistenza quotidiana: per dare una forma al movimento, alla ripetizione, alla serialità meccanica ed ossessiva.

Filiberto Menna, Catalogo Modern Art Agency – Napoli 1966
(vedi anche articolo “Nuova astrazione e nuova oggettività nelle opere dei pittori Patelli e Gioli” Napoli “Il mattino” gennaio 1966)