LEONE MINASSIAN - 1962

Siccome,per nostra fortuna, non soffriamo di alcuna forma di preclusione verso espressioni artistiche diverse da quelle antiche, siamo felici di attirare sulla pitura del giovane Paolo Patelli l’attenzione di quei pochi che si interessano all’arte con puro, trepido e geloso amore.Ebbimo occasione di osservare le sue prime opere, circa un paio d’anni fa, e quindi di seguire il processo evolutivo di questo spirito inquieto, ricercatore e non facilmente appagabile. Dopo attento esame, ci siamo persuasi che la maturità cui è pervenuta la visione di Patelli è frutto non solo di un lavoro intensamente condensato in un breve spazio di tempo durante il quale il giovane artista ha operato con silenziosa frenesia,accumulando carte e cartoni di ogni dimensione,fino alle più ampie, in numero impressionante, ma perché la sua cultura figurativa ed extra figurativa è delle più vaste ed approfondite che si possano incontrare in un giovane della sua età. Di oggi e di ieri: Patelli ha appena ventotto anni. Persuasi come siamo che egli abbia da dire una sua parola genuina ed inedita  nel frastuono babelico dell’arte contemporanea, ci ha consolati una volta di più la constatazione che chiunque abbia una parola nuova da comunicare, è dotato di un senso della tradizione assai più accentuato e preciso dei suoi presunti e verbosissimi paladini.Nei larghi intervalli che la sua natura schiva pone tra le sue visite un profilarsi di uno spirito di sintesi che ha essenzializzato la sua visione pittorica. Oggi i ritmi che costituiscono i suoi arabeschi appaiono distribuiti con vigore, e sottolineano il loro moto dinamico.Ma il filone originario e costante che nutre la passione di Patelli per la pittura e che perdurando si raffina è rappresentato dalla sua passione per il colore, Attorno , attrverso e sopra ad alcuni toni fondamentali, scorrono, si intrecciano, si diffondono le più preziose ed impercettibili mezze tinte che legano coi pochi colori robusti, cupi od altisonanti.l’intelaiatura costruttiva dei suoi quadri conferendo loro unità stilistica.La tavolozza di Patelli spazia da vaste zone di neri caldi o freddi, brillanti od opachi, a bruni rossastri, arancioni e gialli spenti, accanto ai quali si iscrivono talora lacche sanguigne e grigi di ogni gradazione e tinta. L’elaboratissima tecnica, sostanziata di stesure porose e sabbiose, miste di tempera e pittura ad olio, è condotta con apprensiva e lenta cautela, Infine l’intarsio colorato è generalmente campito su fondi bianchi di varia intensità. Interessante notare che le musicali sfumature dei colori  inseriscono in queste composizioni la presenza della terza dimensione,ossia della profondità. Risulta da tutto ciò che la pittura di Patelli non merita di essere vista frettolosamente ma va gustata ed analizata a lungo anche dagli occhi più esperti e sensibili.  In quest’arte decisamente allusiva di stati d’animo (anche se non mancano sottili e difficili sottintesi) la traduzione di tali condizioni è esplicitamente affidata a mezzi pittorici, rigorosamente pittorici. Intendiamo con ciò che in nessuno dei suoi lavori è lasciato posto ad espressioni sentimentali letteratoidi o vagamente simboliche di checchessia. In questo suo manifestarsi in termini strettamente figurativi nel senso più largo sta una delle principali prove della validità della sua parola e della autonomia del suo linguaggio. Dato che Paolo Patelli appartiene ad una generazione successiva a quella di Wols.era inevitabile che almeno per un certo periodo egli abbia subito il fascino di quell’unico grande che ci abbia dato l’informale.Egli non è stato neppure insensibile alla lezione di Klee. Comunque sia pur avendo giustamente guardato in alto Patelli si è presto svincolato da quelle ammalianti ipoteche ed ha già avviato il suo discorso verso immagini che per essere astratte non appaiono meno precise. Se è cosa agevole ravvisare in Patelli un tipico esponente della generazione di artisti cui appartiene con tutto il bagaglio di curiosità intellettuali, ansie morali e ricerche tecniche e formali che tormenta i pochi che avranno un destino,,non possiamo condurre a termine questa nota senza sottolineare che accanto queste condizionu comuni a molti, le qualità globali di pittore e di artsta di Paolo Patelli ,autenticamente sue, sono intense e spiccatissime[...].

Leone Minassian, Padova 1962, catalogo galleria Carrain