GIORGIO DI GENOVA - Storia dell'arte italiana - “GENERAZIONE ANNI TRENTA”

Anche Paolo Patelli negli anni Settanta aveva realizzato plastiche dipinte, ma con tutt'altre intenzioni, quelle di presentare "inventari" del linguaggio pittorico. Infatti egli, più sensibile alla moda delle installazioni, appendeva strisce di plastica su cui spruzzava colore (Oggetto dipinto, 1974; Hasta Siempre, 1975), con collateralità di altre operazioni come l'affissione di pezzetti di plastica su una lunga stecca di legno, anch'esso dipinto a spruzzo, o come l'agglomerazione di reti, stracci e tela, oppure il "Senza titolo" del '77 in politene e gomma largo più di 3. La maggior parte di questi lavori, in cui si manifestava perentoriamente il suo interesse per le relazioni tra gli oggetti, in ottemperanza alla diffusa rapida obsolescenza dell'opera, sono andati distrutti, per cui ne resta solo documentazione fotografica sui cataloghi. Patelli risentiva ovviamente delle spinte neodata, tanto che dipingeva telai triangolari (Pittura, 1974), coi quali contraddiceva l'utilizzo della tela del precedente lavoro triangolare (Airto, 1972-73), esposto nella mostra "Fare pittura". Negli ultimi anni Ottanta, senza rinunciare alla carica neodata in lavori, internazionalmente deperibili, con scritte, sacchi sporchi e plastiche bruciate, che risentivano della momentanea infatuazione per l'estetica punk, Patelli dava avvio in installazioni a parete, procedendo sempre sulla strada delle esibizioni inventariali, a progressivi avvicinamenti alla geometria ed all'origine compositivo (Insieme per Baron Corvo, 10 Avenue, 10 Str., 1981).
In seguito ad una dolorosa esperienza, Patelli si buttò nella pittura, dove si sfogò per due anni con pennellate e colori, miste a segni corsivi e frammenti, senza programmi precostituiti. Negli anni novanta gli impulsi disordinati del segnismo e delle libere stesure venivano riordinati in installazioni, fatte di elementi geometrici, che andavano da "An Elegy, to M." del '91, che nella battuta nera esprimeva il lutto di padre, ai coevi "La costruzione di un altare" e "La proiezione del mio corpo", per distendersi nella "Sequenza verde" e nelle tre battute orizzontali di "entro ed esco dalla pittura" del '92, nell' "Ai margini" e nella "forca" di "Lo spazio del fantastico" del '93.