TONI TONIATO - 1993

“Aggiungere,levare,camminare,respirare, niente di più complicato. Movimenti noti e familiari, stendere del colore su una superficie in un ambiente amico, lo studio, ascoltando suoni e rumori della vita.”
Queste riflessioni scritte da Paolo Patelli ancora anni addietro nell’occasione d’una rassegna espositiva che annoverava nelle sale della Fondazione Bevilacqua La Masa alcuni dei migliori artisti del momento, possono essere considerate in effetti  il nucleo centrale attorno a cui si è sviluppata anche la sua poetica o, meglio, il senso per lui originario di un pensiero della pittura che si è evoluto nel tempo attraverso un processo perciò di inderogabile richiamo di ogni ATTIMO, ogni ATTO e dell’essere e del  fare ,a se stesso, come a dire secondo il bisogno innanzi tutto di trasferire alla pratica della pittura nei suoi elementi primari ogni portato della propria coscienza operativa.
Si deve subito precisare che proprio una simile base genetica attiva in sostanza quel flusso ininterrotto di percezioni e di immagini, di emozioni e di sensi, che poi noi possiamo ritrovare lungo l’intero e ormai vasto percorso seguito dall’artista.Oggi, a distanza di ben trent’anni dalla sua prima mostra alla Galleria del Cavallino, [...] si è voluto presentare per riaffermare il rigore e la qualità ancora di una ricerca che mai del resto è venuta meno alle proprie esigenze espressive. Patelli infatti lo dimostra con una coerenza ormai sempre più rara, presentandosi con una campionatura di opere di altissimo livello e tali da riassumere in ogni caso i momenti principali d’una vicenda creativa per tanti versi esemplare nel panorama artistico della sua  generazione. Si tratta d’altronde di un CONTINUUM di analisi e di immaginazione che risulta indenne da cedimenti e da distrazioni, in quanto portato a proiettarsi in una ricerca conoscitiva interminabile dove raggiungere il proprio culmine significa attraversare il  termine che apre una nuova estensione, una diversa profondità di percezione; significa esplorare ogni volta quella soglia che spalanca nuove modalità d’essere della pittura. In un tempo in cui i destini storicamente incerti della pittura sembrano dover soffrire di una ostentata rimozione da parte del contesto culturale che oggi maggiormente domina la scena dell’arte, avviata a privilegiare ben altri media, si avverte al contrario l’importanza di un insopprimibile ricorso ai valori più genuini di questa pratica, meglio investita dalla possibilità comunque di configurare i significati d’una reale differenza espressiva e non soltanto sul piano di una piena soggettività, ma su quello soprattutto di una prospettiva di pensiero intesa come dimensione ALTRA della  stessa esperienza estetica [...] In questa direzione Patelli giunge a fondere insieme l’analiticità della costruzione e l’effusività espressiva di un colore-materia vibrante per successione di strati, per minime modulazioni, per aggiunte impercettibili e per disvelamenti segreti ma ugualmente folgoranti, in un lavoro sapiente di ascolti interni e di quotidiani rispecchiamenti sul mondo, sperimentando ogni effetto di risonanza che di loro la pittura trasmette nel suo medesimo farsi.
[...] giunto al limite di una soglia di invisibiltà su cui traguarda il senso misterioso dell’immagine stessa della pittura, di cui ne custodisce le iperboli, i tempi, le profondità espressive del suo silenzio. In un momento di straordinaria maturità creativa Patelli si è rivolto a sondare queste zone estreme, a far proprie irrisolte antinomie che insidiano ogni fondamento puramente linguistico dell’arte, scegliendo di appellarsi a sprofondamenti inusitati, alle energie prime della pittura, la quale porta ancora con sé una percezione e una memoria che è necessario serbare, Egli vi è arrivato dopo varie esperienze analitiche e concettuali, dopo una fase di lucida riflessione sugli elementi basilari della pittura,  approdando agli esiti ultimi dove la materia si identifica oramai con le più diverse occasioni immaginative, con i tempi di un vissuto totalmente interiorizzato, misteriosamente inarginabile. Tra gli strati interstiziali del colore, spesso un’unica tonalità,  scorre un fluido magnetico, una corrente di energie ineludibili –appunto I SUONI E I RUMORI DEL MONDO – che attaversano il campo dei suoi sedimenti percettivi, dei registri gestuali, restituendo allo spazio della pittura anche residualità oggettuali  che non le appartengono. Ma facendo così egli fa riemergere proprio le tracce della sua scomparsa entro il luogo, invece, di una diversa spazialità, poieticamente dettata da una geometria dell’emozione, nella ricerca di una visione estrema, di una infigurabilità clamante, intessuta di sottigliezze raffinatissime, di echi che risuonano, strato da strato, sequenza dopo sequenza, lungo un circuito di scorrimenti e dislocazioni che sconfinano dal campo pittorico per significare in questa sua materia dell’invisibile interfaccia del reale.

Toni Toniato, 1993, catalogo galleria del Cavallino Venezia