GIANNI CONTESSI - 1975

Il fenomeno “Nuova pittura” ha giustamente stufato e anche il solo doverlo citare mette ormai a disagio. Il ritorno alla moda anni Quaranta è il parallelo frivolo del ritorno ai quadri, in tempi di recensione ottimo investimento per una borghesia annoiata ma aggiornata. Una prosa elzeviristicoradicale, alimentata da una cultura provinciale e scolastica ha corroborato in tempastivi e redditizi “azzeramenti” (e chi non è sprovvisto di sense of humour intenda) non degli elementi linguistici, si badi, ma dello spessore pittorico. Che cosa resterà di tutto questo? Resterà, come è sempre accaduto, il lavoro,sì e no, di una decina di artisti, quelli che hanno timbrato il cartellino tanto tempo fa , facendo più o meno le stesse cose che fanno oggi. E questo va detto anche a costo di passare per vecchie zitelle moraliste.
Fortunatamente,la pittura che si è convenuto di definire “nuova” può offrire lo spunto anche a qualche considerazione seriosa non contingente. Non è forse vero che si può assumere un atteggiamento austero anche in una sala da ballo? Una riflessione molto semplice: nell’arte d’oggi (dalla pittura all’architettura, dal cinema alla  letteratura) esiste un floridissimo ed importante filone manierista che ha non pochi elementi in comune con il Manierismo cinquecentesco. La poetica della citazione ne è una componente fondamentale.
Paolo Patelli pratica la pittura “pura” da almeno dieci anni, ed è stato tra i primi, in Europa, a capirne i problemi,i tic, le possibilità,non dandoli mai per scontati, e ad affrontarne le implicazioni, mantenendo nei suoi confronti  l’apertura mentale (e sentimentale?) propria di chi ne considera le vicende come una realtà aperta, in continuo divenire. Patelli è di cultura anglosassone, ma sul serio, senza orecchiamenti e il suo lavoro rispecchia i suoi interessi e le sue frequentazioni intellettuali (o ancora sentimentali). Patelli crea una sorta di compendio dell’avventura pittorica, secondo una vera e propria tecnica dell’elenco, direbbe Bruno Zevi parlando di architettura. Il lavoro dell’artista veneziano è il frutto di una “dichiarazione d’amore” alla pittura, e del piacere provato a manipolarne gli “ingredienti”. Patelli fa pittura esattamente come un topo di cineteca guarda i films, come Woody Allen “divora” le interpretazioni di Humphrey Bogart in “Provaci ancora Sam”. E le sue sono citazioni acculturate che pudicamente rifuggono dal piacevole. Sono citazioni delle funzioni delle singole componenti della pittura, però decontestualizzate.
E tutto questo  significa parlare dello stato della pittura, adesso.

Gianni Contessi, 1975, dal catalogo per la mostra alla Galleria Vinciana, Milano